mercoledì 8 settembre 2010   
  Cerca  
 
Logo Anacoleti
.
Registrazione  Login  
Jacques  

Locandina JacquesWeb.JPG

Note di Regia

 

Kundera scrisse questa commedia, unico suo testo teatrale, dopo l’invasione russa della Cecoslovacchia, quando il suo nome e la sua opera erano stati ufficialmente cancellati dall’esistenza. Si tratta, dunque, di un “divertimento in tempi di peste”. Ed è un caso di straordinaria simbiosi con un autore amato, Diderot, come se con un salto mortale nella letteratura Kundera riuscisse ad evadere dall’oppressione incombente. Al pari del romanzo di Diderot, Jacques il fatalista, sulle cui figure e scene è ricalcato, questo testo di sfrenata leggerezza nasconde le sue punte acuminate in un “festino dell’intelligenza, dello humour e della fantasia”.

Ed ecco come è costruita la commedia, l’esile filo conduttore costituito dal viaggio di Jacques e del suo Padrone sorregge ben tre storie d’amore: quella del Padrone, quella di Jacques e quella di Madame de La Pommeraye. Mentre le prime due sono connesse, sia pure in modo vago, con lo svolgimento stesso del viaggio (la seconda, a dire il vero, in modo molto vago), la terza, che occupa da sola tutto il secondo atto, è tecnicamente parlando un puro e semplice episodio (non è parte integrante dell’azione principale). Vi è in ciò una trasgressione manifesta delle cosiddette leggi della costruzione drammatica. Ma era proprio questa la scommessa di Kundera, rinunciare a una rigida unità di azione e creare un insieme coerente con metodi più sottili: con la tecnica della polifonia (le tre storie non sono raccontate in successione, ma si mescolano l’una all’altra) e con la tecnica delle variazioni (le tre storie sono di fatto ciascuna la variazione dell’altra).

Questa “variazione-omaggio” di Kundera a Diderot è il luogo di molteplici incontri: fra due scrittori, fra due secoli, nonché fra il romanzo e il teatro.

Diderot crea uno spazio prima di lui ignoto alla storia del romanzo: un palcoscenico vuoto. Da dove vengono i suoi personaggi? Nessuno lo sa. Come si chiamano? Non ci riguarda. Quanti anni hanno? No, Diderot non fa davvero nulla per farci credere che essi esistano realmente e in un momento determinato. Nell’intera storia del romanzo Jacques le fataliste rappresenta il rifiuto più radicale dell’illusione realistica e dell’estetica del romanzo cosiddetto psicologico.

Da Don Chisciotte a Toby Shandy fedelmente assistito dal valletto Trim, zoppo proprio come quel Jacques che, dieci anni più tardi, intratteneva il suo Padrone nel corso di un viaggio, fino ai giorni recenti in cui, aspettando Godot, Vladimiro e il suo servo sono già soli sulla scena vuota del mondo. Il viaggio è giunto al termine. Il servo e il suo padrone hanno attraversato tutta la storia dell’Occidente moderno. A Praga, città del grande addio, Kundera udiva allontanarsi le loro risate. A quelle risate egli teneva, con amore e con angoscia, come si tiene alle cose fragili e caduche, alle cose condannate a sparire.

 

Stampa.gif

Le immagini e i testi di questo sito sono liberamente riproducibili, parzialmente o integralmente, con la cortesia e l’accortezza che sia citata la fonte e l’autore.

(Tutti i diritti riservati)

Officina Teatrale degli Anacoleti ®

Immagini.gif

Associazione Culturale Officina Teatrale degli Anacoleti

Sede Legale: corso Garibaldi 57, 13100 – Vercelli

C.F. 94028320029

DotNetNuke® is copyright 2002-2010 by DotNetNuke Corporation