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Edizione 2008-2009
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è un programma realizzato con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Provinciale, in collaborazione con:
DEDICATO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI
La filosofia del progetto condivisa da tutti i soggetti che hanno contribuito alla sua realizzazione, è orientata sulla necessità di recuperare interesse e amore per l’arte teatrale presso le giovani generazioni, coltivando così il pubblico di domani ed offrendo ad ogni singolo studente gli strumenti per l’affinamento delle capacità espressive, relazionali, percettive e proprie della sfera immaginativa.
La discesa nel pozzo di Ananke apre la strada a questa scelta, alla responsabilità di essere autenticamente creatori del proprio destino, anche attraverso la scoperta di emozioni inattese che avvincono lo spettatore racchiuso nella penombra di una platea teatrale oppure mettendosi personalmente in gioco, decidendo di intraprendere un percorso di formazione teatrale con la guida e la competenza di Autentici Professionisti che spendono la vita nel Teatro, per amore del Teatro.
Durante la stagione 2007-2008 oltre duemila studenti sono divenuti spettatori di teatro –molti per la prima volta- grazie all’adesione di dieci Istituti d’Istruzione Superiore:
Liceo Classico Lagrangia – Vercelli
Istituto Magistrale Rosa Stampa – Vercelli
Liceo Artistico Lagrangia – Vercelli
Liceo Scientifico Avogadro – Vercelli
Istituto Tecnico Industriale Faccio – Vercelli
Istituto Commerciale e Geometri Cavour – Vercelli
Istituto Professionale e Commerciale Lanino – Vercelli
Istituto Professionale Lombardi – Vercelli
Istituto Alberghiero Ipsaar – Trino Vercellese


Il percorso de “Il Pozzo di Ananke” si articola in due sezioni:
SPETTACOLI
SCUOLA DI FORMAZIONE
La prima prevede l’adesione dell’Istituto Scolastico di appartenenza alle rappresentazioni dedicate agli Studenti che si svolgeranno in orario mattutino al Teatro Civico di Vercelli nel corso dei cinque appuntamenti articolati dal 20 gennaio al 20 maggio 2009.
Alla facoltà individuale dello studente, è demandata invece la presentazione della domanda d’ammissione sia alla Scuola di Formazione nell'apposita classe “Ananke”, sia agli Stage Tematici.
L’adesione alla scuola di formazione prevede la partecipazione ad una lezione settimanale nel periodo da novembre 2008 a maggio 2009. Lo studente può aderire anche ai singoli Stage Tematici, programmati nel corso dell’Anno Accademico.
Le adesioni saranno accettate in ordine cronologico sino al numero massimo previsto per la “classe Ananke” e per la partecipazione ai singoli Stage.
Tutti gli appuntamenti pertinenti alla formazione saranno svolti nell’Officina Teatrale degli Anacoleti in corso De Gregori 28, Vercelli.
La partecipazione agli spettacoli o al percorso pre-accademico non comporta alcun costo a carico dello studente né della Scuola, può anzi costituire credito formativo sulla base degli indirizzi stabiliti dalle singole direzioni didattiche.
Ulteriori informazioni possono essere richieste a segreteria@anacoleti.org oppure al 393.6180283
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20 gennaio 2009 - Quattro Quarti di Luna
sceneggiatura Officina Teatrale degli Anacoleti
Regia di Antonio Rosti

“Quattro Quarti di Luna” rappresenta uno spettacolo assolutamente inedito per la scena teatrale italiana: interamente prodotto, realizzato e sceneggiato dagli autori dell’Officina Teatrale degli Anacoleti, mostra una testimonianza dell’uomo Cesare Pavese, scevra di glorificazioni e agiografie, anzi imperniata piuttosto sulla “messa a nudo” delle debolezze ed ossessioni che sfociarono nell’irrisolutezza della sua stessa esistenza. Quell’irrisolutezza da cui solo potevano scaturire le liriche e i diari, i ricorrenti “viaggi di ritorno al paese” descritti in molteplici racconti.
A ritroso, dalla desolata stanza dell’Albergo Roma, sul palcoscenico si snoderanno le relazioni vissute dallo scrittore piemontese, con l’amico Nuto che rappresenta il contraltare della concretezza contadina, con Sturani, con lo stesso Lajolo che fu il compagno delle ultime stagioni, colui che probabilmente volle comprendere davvero l’umanità celata tra le foschie delle inadeguatezze pavesiane.
Il viaggio attraverso i “quattro quarti di luna” - figure femminili più rilevanti nella sua stessa esistenza, ne marca –forse inesorabilmente- il tragico destino. Tina Pizzardo, Fernanda Pivano, Bianca Garufi e Constance Dowling proferirono un “no” all’ipotesi di condividerne la vita.
I dialoghi con le protagoniste del “grande rifiuto” accenderanno una luce volta a mostrarci Pavese per ciò che realmente era, congelando i flash dei fotografi al premio strega in un ritratto dalle tinte crude ed essenziali e, proprio per questo, più amorevole e indulgente.
13 febbraio 2009 - Il Calapranzi
di Harold Pinter
Regia di Marco Belocchi

“The dumb waiter” ovvero “Il Calapranzi” scritto da Harold Pinter nel 1957, fa parte della prima stagione drammaturgica dell'autore, dove quasi tutte le opere sono metafora di un solo meccanismo, quello della violenza: sotterranea, quasi impalpabile, ma che manifesta con scatti improvvisi tutta la sua furia oppressiva.
Gus e Ben aspettano. Aspettano chiusi in uno scantinato che arrivi il loro uomo. Unico elemento di contatto con il mondo esterno: un “calapranzi”. Scendono ordinazioni improbabili, risalgono le poche sostanze che i due si erano portati per fare passare le ore d’attesa. Nessuno sa chi aspettino, né quando arriverà. Gus freme, si agita, ride, scherza, ingenuo e curioso. Ben, freddo, calcolatore, aspetta solo di compiere il suo dovere. Il tempo, in qualche modo, bisogna che passi, tra scene di tensione da thriller televisivo e discorsi comici fino a sfiorare le soglie del grottesco come nel miglior teatro di Harold Pinter. Un testo di denuncia, sulla violenza, sul potere, sull’impossibilità di sottrarsi al proprio destino. A cinquant'anni dalla sua stesura, Il Calapranzi continua a sfuggire alle maglie di un teatro di genere, ponendo interrogazioni senza tempo, che risuonano tra le mura di un sottosuolo. "A chi toccherà stasera"?
31 marzo 2009 - Paul Jackson Pollock, un desiderio che si chiama tela
di Antonio Luca Cuddè
Regia di Guglielmo Ferro
Prima Teatrale Nazionale

Questa sceneggiatura assolutamente inedita, non vuole narrare la vita del pittore statunitense, bensì trasmettere le emozioni e le sensazioni di una coppia d’artisti Lee e Jackson, il loro legame fortissimo, tormentato e tormentante, il vivere nel loro quotidiano, “l’attraversare la vita insieme”, con le necessità economiche, sociali e sentimentali degli USA nel secondo dopoguerra. Lee la moglie dalle origini russe, donna che ama incondizionatamente, Pollock il pittore “nuovo” senza regole e senza miopie, Peggy Guggenheim eccelsa mecenate, faro per la cultura del secondo Novecento, sono personaggi veri fatti di carne e respiro e con loro gli altri personaggi da Tom e Irina amici e confidenti di Lee e Jackson, William figura del giornalismo che tanto ha dato alla cultura e all’informazione moderna, Ruth giovane studentessa infatuata del grande artista Pollock.
Il linguaggio non è stato imposto a questi personaggi, ma la loro stessa vita l’ha suggerito a chi ha scritto il testo, nessun arzigogolo, ma frasi schiette, forti, sincere.
Non devono essere narrati ma compresi; essi non raccontano, vivono.
La depressione e l’alcol di Pollock, i sacrifici di sua moglie, i piani d’arte di Peggy non sono spiegati, ma il pubblico li sentirà presenti con tutta la loro carica in scena, nella forza delle parole, nella realtà del palco.
C’è poco spazio per “la ragione” perché la pittura, l’arte, il teatro stesso non sono né razionali, né irrazionali sono come l’amore, sono al di là della ragione, sono emozioni, sono vita.
22 aprile 2009 - Le Furberie di Scapino
di Molière
Regia di Roberto Trifirò

Molière ha messo sulla maschera di brighella la maschera di Scapino e gli ha regalato per muoversi il set ideale per un maestro della messa in scena: Napoli. Infatti la pseudo ambientazione napoletana del fatto non è una licenza registica ma un’intuizione dell'autore. Quale migliore palcoscenico di questa città, dove la sua gente ha fatto del "Far recita un'arte". La finzione come gioco, ma anche come arte del sopravvivere. I suoi strumenti: le parole. E qual è il luogo ideale per definizione, dove celebrare il rito della finzione? Il teatro, che con le sue commedie e tragedie rappresenta la vita come un’intricata matassa di finzioni e mistificazioni. Ecco, forse, Scapino è il solo che abbia coraggio di esibire la sua maschera con la coscienza dell'onesto falsario, sapendo che tutto è gioco, finzione. Gioco come filosofia di vita. I sentimenti, i rapporti, privati e no, tutto, alla lunga si rivela come una grande mistificazione. Molière con Scapino e Don Giovanni stringe la mano a Shakespeare. Due grandi nichilisti. L'arte simulatoria di Scapino investe tutti i personaggi. Nessuno è sicuro dell'altro. Tutti recitano, più o meno bene, per gioco o per interesse: la passione del gioco, della sfida, dell'intrigo, la violenza dei rapporti, la comicità teppista e ribalda di Scapino ma anche dei torbidi e sordidi vecchiacci e dei giovani ribelli e furiosi. Sul fondo una malinconia, un malessere del vivere, una solitudine necessaria, fuga dai tempi, fumo di piccole storie quotidiane. "A’ farsa” diventa una morale, i burattini sono salutati come i campioni monumentali di un'umanità non più antiquaria e teorica ma che, immediatamente, ognuno può toccare con le dita.
20 maggio 2009 - Far Finta per Davvero
da Luigi Pirandello
Regia di Federico Grassi
Premio della Critica al Festival del Teatro di Milano - luglio 2008 Teatro Nuovo piazza San Babila

Letto con attenzione, ancora oggi e forse soprattutto ai nostri giorni, l’autore siciliano s’impone in tutta la sua modernità e potenza teatrale. Nessun altro autore ha espresso, e messo in “opera”, una riflessione così profonda e lucida sull’annosa antitesi fra vita e arte, problema centrale di tutta la produzione pirandelliana. L’intera opera del nostro drammaturgo, dietro la facciata dell’intreccio, del racconto, mostra quella che è stata definita esplicitamente una vera e propria “filosofia”, e gran parte della critica, per lunghissimi anni, ha sentito il bisogno di chiarire e di capire, prima che contemplare, ha cercato di dare una traduzione, una divulgazione letterale di quella filosofia. Certamente quei critici, e di conseguenza gran parte degli spettatori, hanno perso l’occasione leggera di stupirsi e divertirsi, emozionarsi ed arricchirsi, godendo della scrittura teatrale più incisiva, rivoluzionaria e potente di tutto il novecento. Una scrittura che “più teatrale di così, si muore”. Una scrittura che nasce “viva, sulle tavole del palcoscenico” e non in qualche studiolo dell’artista, una scrittura che ancora oggi nel nostro paese non ha espresso neppure la controfigura di ciò che possa definirsi un rivale.
orario spettacoli: 10.30

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