Una donna davanti allo specchio, una lettera, un figlio atteso da troppo tempo. In “Emma B. vedova Giocasta”, il folgorante monologo di Alberto Savinio diventa nelle mani di Marco Sgrosso un rito funebre e amoroso sospeso tra memoria, desiderio e solitudine. Emma parla e, attraverso le sue parole, passato e presente si confondono: da una valigia affiorano frammenti di vita, mentre l’amore materno si rivela assoluto, possessivo, inquietante. Sgrosso affronta il personaggio femminile senza imitarlo, lasciando convivere nello stesso corpo Madre e Figlio, maschile e femminile, tenerezza ed eros. Luci, oggetti, musica e silenzi abitano una stanza che potrebbe essere un interno borghese o il luogo segreto della memoria. Un viaggio perturbante e struggente dentro quella zona dell’amore in cui protezione e possesso rischiano di diventare indistinguibili.
Marco Sgrosso, attore e regista formatosi alla Scuola di Teatro di Bologna di Alessandra Galante Garrone, ha fatto parte per molti anni della compagnia di Leo de Berardinis, esperienza fondamentale nella costruzione della sua identità artistica. Nel 1993 fonda con Elena Bucci la compagnia Le Belle Bandiere, sviluppando un percorso che attraversa scritture originali, drammaturgia contemporanea e rilettura dei classici, coniugando memoria della tradizione e sensibilità del presente. In “Emma B. vedova Giocasta” Sgrosso torna alla forma del monologo, già esplorata nel suo percorso, affrontando una delle prove più esposte e intime della sua carriera: entra nel mondo femminile di Savinio per interrogare identità, perdita e desiderio. Lo spettacolo nasce anche come omaggio a Valeria Moriconi che interpretò Emma nel 1981, trasformando la memoria di una grande attrice in materia viva di un nuovo incontro teatrale.
