Un uomo malato, rancoroso e contraddittorio si è ritirato dal mondo e dal suo sottosuolo parla, provoca, accusa, si umilia e si esalta. Nelle “Memorie del sottosuolo” di Dostoevskij, Marco Isidori riconosce uno dei testi fondativi dell’inquietudine contemporanea e lo trasforma in un vertiginoso “rodeo poetico” affidato a Paolo Oricco. La parola diventa corpo, ritmo e deformazione, mentre ironia e disperazione si rincorrono senza tregua. Alle sue spalle incombe il monumentale Trionfo della Morte dipinto da Daniela Dal Cin, ispirato all’affresco quattrocentesco di Palazzo Abatellis ma popolato da un’umanità contemporanea assediata da dispositivi che sembrano connetterci mentre ci separano. Il sottosuolo di Dostoevskij diventa così il nostro: luogo dell’isolamento, dell’orgoglio e dell’irrazionalità che continua a rendere l’uomo un enigma a sé stesso.
Nata a Torino nel 1984 dall’incontro fra Marco Isidori, Daniela Dal Cin e Maria Luisa Abate, Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa è una delle esperienze più radicali del teatro di ricerca italiano. Al centro del suo lavoro vi sono la parola e la voce, trasformate in partiture fisiche e musicali, insieme a scenografie che diventano parte integrante della drammaturgia. Dal 2000 Paolo Oricco è uno degli interpreti di punta della compagnia e ha costruito con Isidori e Dal Cin un lungo sodalizio artistico. Più volte candidato ai Premi Ubu, in “Memorie del sottosuolo” offre una prova di straordinaria precisione vocale, energia fisica e metamorfosi interpretativa, tanto centrale da rendere lo spettacolo, nelle parole di Isidori, impensabile senza quello “specifico/speciale attore”.
